Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Gerard, Filippo Luigi
Titolo: Il conte di Valmont
Editore: Modena
Data: 1805

(Modena – Antilluminismo) Gerard, Filippo Luigi: Il Conte di Valmont o i traviamenti della ragione. Lettere, Modena, Società Tipografica, 1805, 22 x 13,5 cm. Tre volumi. Legatura coeva in piena pelle bazzana con filetti in oro ai piatti; titolo su tassello rosso al dorso; fregi dorati ai dorsi; tagli spruzzati. Carte di guardia di colore giallo. Volume I: pp. 12, 251, (3 bianche). Volume II: pp. 277, (3 bianche) una leggera gora d’umido alla parte bassa centrale delle prime 10 carte. Volume III: pp. 549, (3 bianche).

Esemplare stampato su bella carta forte, donato al migliore allievo della Accademia di Modena: al primo volume infatti, stampata in oro al piatto anteriore, vi è la dicitura: praemium optimatum in legio gymnasio mutinensi; mentre al piatto posteriore, sempre stampato in oro, si trova il nome del vincitore: Josepho Meletti anno MDCCCXIX. Bell’esemplare proveniente dagli eredi romani dello stampatore Formiggini. Edizione originale in lingua italiana.

Notoria opera dell’abate Gerard che riscosse all’epoca un notevole successo di pubblico: l’autore mostra con una finzione letteraria i traviamenti di un giovane guastato dalle passioni e da una società perniciosa, evidenziando con prove quale sia il modo di riconquistare la retta via. “Lui, lei e i libri” si potrebbe chiamare questo progetto di delegittimazione della figura del philosophe, che trovò uno dei canali privilegiati nel romanzo, genere destinato a notevole diffusione, produzione offerta per lo più da ecclesiastici. Il successo del Conte di Valmont fu davvero straordinario, anche in Italia, con numerose ristampe sino al 1826 circa. Il tentativo dell’opera era quello di fornire antidoti al diffondersi dell’incredulità, con un esplicito obiettivo educativo. Lo scambio di lettere corrispondeva alla vocazione pedagogica del antiphilosophes, e costituisce l’intelaiatura del Conte di Valmont. Tra le strategie narrative era importante il dialogo, che rendeva il testo più comprensibile e piacevole, così come il racconto in prima persona. I giovani erano i destinatari privilegiati, e anche le donne occupavano un posto centrale; non mancava anche qualche riferimento al “ceto popolare”, a indicare la preoccupata consapevolezza che esistono persone, anche tra il popolo più rude, le quali pensano e leggono. Storie ripetitive, segnate dalla caduta nel peccato e dal ritorno, accompagnato dal pentimento, in seno al cristianesimo, le vicende erano costruite intorno a forti contrasti. Nel Conte di Valmont, il dualismo vede da un lato, il barone di Lausane, esemplare figura di empio, dall’altro il marchese di Valmont, padre saggio che deve confutare quei sistemi e quei personaggi che hanno portato il barone al vizio; fra questi il dizionario di Bayle e la figura di Voltaire. Il barone porta il conte alla perdizione; nel romanzo al termine del processo di distruzione familiare, il conte di Valmont si riconcilia con il genitore, definendosi un cristiano che ha sconfitto le passioni (e quante ne aveva!) e i deliri di una giovinezza ardente, mentre al barone di Lausane spetta la morte. La moglie Emilie è un modello cui ispirarsi per eccellenza, poiché sopporta i tradimenti del marito e nel frattempo respinge i consigli di lettura del barone, oltre alla sue avances. Spassoso.

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