Campanella, Federico: rara lettera autografa firmata di due pagine e mezzo (20,5 x 15 cm.) scritta dalla nave Licurgo il 4 ottobre 1849 sulla quale Campanella si trovava ancora imbarcato probabilmente alla volta di Parigi, per sfuggire alla dura repressione del papa e degli austriaci esercitata con inaudita violenza su tutti i patrioti che presero parte alla Repubblica romana. Campanella scrive al signore Emilio Sceberras a Malta, il quale lo aveva ospitato nel suo soggiorno sull’isola. La lettera è firmata oltre che da Campanella anche da Giovan Battista Cambiaso.
Capitolata Roma, Mazzini lasciava l’Italia per Marsiglia. Insieme a Mazzini e Garibaldi, fuggirono da Roma quanti avevano preso parte alla Repubblica, fra i quali Nino Bixio e Federico Campanella, accorsi a Roma insieme a Goffredo Mameli dopo il fallimento dei moti insurrezionali genovesi contro il governo piemontese nel marzo 1849. A Roma Campanella combatté come soldato semplice con Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. Al ritorno del papa scappò ad Atene e poi a Parigi. La lettera autografa di seguito trascritta evoca la lunga e difficile fuga, le condizioni assai precarie ed incerte, nella quali si trovavano Campanella e tanti altri patrioti esuli come lui, durante la loro fuga.
(…) Eccoci nuovamente nel porto di Malta senza poter scendere a terra… per ordine superiore. (…) Il bello si è che non abbiamo denaro per proseguire il viaggio sino a Marsiglia, perché avevamo scritto a Genova d’inviarcelo a Malta, dove speravamo di poter restare alcuni giorni, muniti come siamo d’un passaporto in regola, col visto del console inglese in Atene. Se potete cavarci d’imbarazzo vi saremmo molto obbligati facendovi in tal caso rimborsare da Genova (…). Dal sig. Tessi non vogliamo dipendere. Se ci poteste ottenere di sbarcare al Lazzaretto per rimanerci sino al prossimo vapore che partirebbe per Italia e Francia, tutto sarebbe in regola. (…)
Federico Campanella (Genova, 1804 – Firenze, 1884) si iscrisse all’Università di Genova l’11 febbraio 1822 dove per il suo acceso anticlericalismo ebbe sanzioni disciplinari e varie sospensioni. Comunque conseguì la laurea in Legge nell’estate del 1829. Amico di Giuseppe Mazzini, fu tra i fondatori, assieme ai fratelli Ruffini, del primo comitato genovese della Giovine Italia, e partecipò alla spedizione mazziniana in Savoia nel 1834. Fallito il tentativo insurrezionale, andò esule in Svizzera e poi riparò a Marsiglia. Rientrato in Italia partecipò al moto milanese delle cinque giornate. Giunta la notizia dell’insurrezione di Milano, volontari genovesi formarono la Compagnia Mazzini; Campanella vi entrò e con essa partì per Milano dove giunse il 23 marzo 1848 dopo aver partecipato all’occupazione di Pavia. L’anno successivo fu tra i protagonisti dell’insurrezione di Genova come membro del governo provvisorio e capo di stato maggiore della Guardia Nazionale con il grado di colonnello. Repressa nel sangue dal generale La Marmora la rivolta, Campanella riuscì a scappare con una nave da guerra americana con Goffredo Mameli e Nino Bixio alla volta di Roma dove come soldato semplice fu con Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. Al ritorno del papa a Roma scappò ad Atene e poi a Parigi. Nel 1851 fu tra coloro che si opposero al colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte, ma alla salita al trono di quest’ultimo si rifugiò a Londra. Qui si rimise in contatto con Mazzini e si adoperò per organizzare il Partito d’Azione. Tornato in Italia al tempo della seconda guerra d’indipendenza, seguì Garibaldi nella spedizione dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, il 22 giugno 1862 fu eletto deputato al Parlamento, ma la sua accesa fede repubblicana lo spinse a rassegnare le dimissioni da deputato nel 1863 perché la Camera aveva approvato la repressione in Sicilia. Continuò ad occuparsi di politica e fu tra i più instancabili organizzatori del partito repubblicano e del movimento massonico italiano. Nel 1868 divenne Gran maestro dell’obbedita Scozzese (dipendente dal Supremo Consiglio di Palermo).
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