Mušič, Anton Zoran: pastelli colorati su carta: 25 x 35 cm. Opera unica firmata in basso a destra e datata in basso a sinistra: 27. 6. 1964. Carta impercettibilmente ingiallita per esposizione alla luce. Tracce di incollaggio al retro. Provenienza: Bruno Romani.
Anton Zoran Mušič, pittore e incisore sloveno, è stato un esponente della nuova Scuola di Parigi. Mušič nacque in una famiglia di lingua slovena nel villaggio di Bukovica/Boccavizza presso Gorizia, oggi Slovenia. Dopo aver terminato gli studi all’Accademia dell’Arte di Zagabria nel 1934, Mušič cominciò la sua carriera con lunghi viaggi (1935-1940), trascorrendo tre mesi a Madrid; visse a Maribor e Lubiana prima di stabilirsi a Trieste e quindi a Venezia (ottobre 1943) dove sposa Ida Barbarigo Cadorin (settembre 1949) che considererà dopo la sua unica musa ispiratrice. Nel novembre 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove riuscì a ritrarre segretamente la vita del campo in circostanze estremamente difficili e pericolose. Dopo la sua liberazione, avvenuta nel 1945, Mušič fece ritorno a Lubiana, da cui passò a Gorizia, in Istria (Pinguente) e a Venezia, dove vinse il premio Gualino alla Biennale del 1950. Nel 1951 gli fu assegnato, insieme al pittore italiano Antonio Corpora, il Premio Parigi, organizzato a Cortina d’Ampezzo dal Centro culturale italiano di Parigi su consiglio di Campigli e Severini. Una nuova fase della sua pittura si evolse attorno alla rappresentazione dei paesaggi dalmati della sua gioventù. Successivamente, si concentrò soprattutto sull’ambiente circostante, ossia i paesaggi italiani. Fu stilisticamente influenzato dai mosaici e dalle icone bizantine a Venezia. Negli anni cinquanta trascorse un certo periodo a lavorare a Parigi, studiando “l’astrazione lirica” francese, per fare poi ritorno al suo atelier veneziano. Nel 1956 e nel 1960 partecipò nuovamente alla Biennale. Dopo aver ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro grafico, a partire dagli anni sessanta i motivi organici di Mušič divennero sempre più astratti e le sue composizioni abbandonarono i canoni della tridimensionalità. Una nuova serie di opere, databili tra il 1970 e il 1976, intitolata Noi non siamo gli ultimi, nelle quali l’artista trasformò il terrore e l’inferno della prigionia nel campo di concentramento di Dachau in documenti di una tragedia universale, ebbe enorme successo e fu certamente la più acclamata dalla critica. La produzione di Zoran Mušič è stata onorata in numerosissime esposizioni internazionali, e a tutt’oggi le sue apprezzatissime opere sono conservate nei più importanti musei del mondo, principalmente in Slovenia (anche mostre permanenti), Francia, Italia, Spagna, Germania e Stati Uniti.
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