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Autore: Bulgarelli, Marianna Benti
Titolo: Lettera firmata
Data: 1730

Bulgarelli, Marianna Benti: lettera firmata di una pagina (19,5 x 12,5 cm.) su un bifoglio, datata Ferrara, Giugno 1730. Lieve traccia di colla al margine sinistro della prima pagina, lontano dal testo. Autografo assai raro e ben conservato.

(…) Le notizie pervenutemi, con il mezo del Signor Pietro Metastasio, del suo sogiorno in Città Dominante, mi pongono in precisa necessità d’arrecarti l’incomodo di mie righe, e nello stesso tempo pregarla di rendere inteso il suddetto Metastasio che io le invio mie lettere da questa città per la via di Mantova, che così le sarà facile con tale avviso di poterle subito ricuperare. Perdoni se non scrivo di pugno essendomi impedito dalla brevità di tempo che obbliga il corriere a partire, onde con tutto il rispetto … La stessa notizia anche per il Signor Bulgarelli …

Marianna Benti Bulgarelli, soprano italiano, era soprannominata “La Romanina”, per via del suo luogo di nascita. Debuttò a Roma verso il 1703. Nel 1712 fu a Genova a lavorare per il Teatro Sant’Agostino e tra il 1714 e il 1715 cantò per il Teatro San Bartolomeo di Napoli; in ambedue le città ebbe molto successo. Dal 1716 al 1718 fu la volta del Teatro San Grisostomo di Venezia. Tornata a Napoli nel 1719, cantò come prima donna nella cantata Gli orti esperidi, scritta da Pietro Metastasio e messa in musica da Nicola Porpora. Dato che l’autore della cantata rimase anonimo, lei non si diede pace sino a che non lo scovò. Una volta scoperto, persuase Metastasio nell’abbandonare la sua occupazione di legale e lo accolse nella propria casa. Grazie al suo appoggio e ai suoi consigli Metastasio decise di dedicarsi all’attività di librettista e nella sua casa poté conoscere i più grandi compositori e cantanti del tempo. Nel 1724, sempre al San Bartolomeo, cantò nella Didone abbandonata, scritta dal suo giovane protetto e musicata da Domenico Sarro e secondo molti critici ispirata proprio da lei. Successivamente, nel 1725, La Romanina si esibì al Teatro San Cassiano di Venezia e nel 1726 per la medesima volta a Napoli. Ritiratasi dai palcoscenici, si stabilì definitivamente a Roma nel 1728. Dopo che Metastasio diventò poeta cesareo presso la corte di Vienna (1729), nel 1734, decise di recarsi da lui; morì lungo il tragitto e lasciò tutta la sua eredità a Metastasio. Cantò nelle opere dei più grandi compositori, tra i quali si ricordano Scarlatti, Pollarolo, Albinoni, Bonincini, Gasparini, Porpora, Sarro, Hasse.

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