Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Pasolini, Pier Paolo
Titolo: La religione del mio tempo
Editore: Garzanti
Data: 1961

Pasolini, Pier Paolo: La religione del mio tempo, Milano, Garzanti, 1961, 22 x 14,5 cm. Tela editoriale con sovracoperta ed acetato; pp. 187, (3). Ininfluenti strappetti di pochi millimetri alla parte alta del dorso della sovracoperta, ma esemplare assai fresco in ottimo stato di conservazione. Edizione originale.

La religione del mio tempo esprime la crisi degli anni sessanta… La sirena neo-capitalistica da una parte, la desistenza rivoluzionaria dall’altra: e il vuoto, il terribile vuoto esistenziale che ne consegue. Quando l’azione politica si attenua, o si fa incerta, allora si prova o la voglia dell’evasione, del sogno (‘Africa, unica mia alternativa’) o una insorgenza moralistica (la mia irritazione contro certa ipocrisia delle sinistre: per cui si tende ad attenuare, classicisticamente la realtà: si chiama ‘errore del passato’, eufemisticamente, la tragedia staliniana ecc.) … Pier Paolo Pasolini.

La religione del mio tempo esce da Garzanti nel maggio del 1961, con dedica a Elsa Morante. Il libro comprende poesie scritte a Roma fra il 1955 e il 1960, e si divide in tre parti. La parte I è la descrizione della mia privata miseria e della mia privata voglia di essere ricco (il mio possesso simboleggiato in Piero della Francesca è solo intellettuale). La II parte è la descrizione della miseria di una popolazione (di tipo sottoproletario), quella romana, e la sua voglia disperata, qualunquistica, influenzata dall’ideologia borghese (Rai, TV, Rotocalchi, ecc.) di essere ricca. La III parte è il rimpianto della mancata soluzione (mia interiore), e della mancata soluzione sociale possibile alla nazione nell’immediato dopoguerra. Finisce col pianto che viene agli occhi rivedendo Roma città aperta. All’uscita del volume la maggior parte delle poesie erano uscite in rivista (molte su “Officina”) con varianti e qualche volta con titoli differenti: Poiché il critico medio italiano sembra pensare che le poesie siano prodotte nel momento stesso in cui egli le legge, vorrei richiamare la sua attenzione sul fatto che tutte queste poesie sono state scritte entro il 1960, e precisamente prima del luglio di quell’anno.

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