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Autore: Ungaretti, Giuseppe
Titolo: Il porto sepolto
Editore: Stamperia Apuana
Data: 1923

Ungaretti, Giuseppe: Il porto sepolto, La Spezia, nella Stamperia Apuana di Ettore Serra, 1923, 35,5 x 25 cm. Brossura editoriale con sovracoperta e velina editoriale di protezione; pp. 133, (13). Disegno xilografico di Gamba al piatto anteriore; una ricchissima cornice inquadra i titoli, anch’essi disegnati da Gamba, e la marca editoriale; suggestive illustrazioni xilografiche in bianco e nero nel testo a piena pagina; carta in barbe con marca editoriale «E S» (Ettore Serra) in filigrana, appositamente fabbricata dalla cartiera Magnani di Pescia. Tiratura di 500 esemplari. Dedica autografa firmata e datata (1972) di Ettore Serra all’incisore e artista Giuseppe Cagliesi. Alcune interessanti note a matita alle pagine di indice relative alla pubblicazione delle singole poesie. Lievissima arrossatura marginale in copertina; qualche lieve puntino di fioritura alle prime due carte, a p. 50 – 55. Esemplare ben conservato.

Assieme a: AA. VV.: La poesia di Giuseppe Ungaretti. Note e commenti di Ettore Serra, Giovanni Papini, Gherardo Marone, Ardengo Soffici, Alberto Savinio, Enrico Thovez, Aurelio E. Saffi, La Spezia, nella Stamperia Apuana di Ettore Serra, 1923, 29,5 x 21 cm. Brossura editoriale; pp. 36, (2). Frontespizio xilografico e finalino inciso in fine volume. Copertina anteriore con marginali puntini di fioritura.

Considerato uno dei più bei libri del Novecento italiano, questa edizione di Il Porto Sepolto presenta, rispetto all’edizione uscita nel 1916, tali e tante varianti, oltre che a molti inediti, da indurre a privilegiare la qualifica di prima edizione in luogo a quella più semplicistica di seconda. Il Porto sepolto del 1923 è un libro composto con grande gusto da Ettore Serra, disegnato da Francesco Gamba e stampato in soli 500 esemplari numerati a mano. Le poesie della raccolta sono riprese, ridisposte e notevolmente modificate, da Allegria di naufragi del 1919 e dal Porto sepolto 1916, nelle omonime sezioni. Mentre la prima parte, Elegie e madrigali, si compone principalmente di poesie inedite (eccetto tre già stampate in Allegria di naufragi). Sei poesie vanno a comporre il nucleo di inediti attorno a cui disporre materiale già edito, ma profondamente rivisto, modificato e rivisitato da Ungaretti.

Preziosi sono i saggi contenuti in «La poesia di Giuseppe Ungaretti», la plaquette allegata a questo edizione del Porto sepolto, stampata a chiudere il catalogo della spezzina Stamperia Apuana, composto dai soli due titoli ungarettiani: minore il formato, ma identica la veste grafica, con bellissimi i fregi e capilettera incisi sempre da Gamba. Il rarissimo volumetto accoglie i primi interventi favorevoli sulla poesia di Ungaretti: apre la raccolta il celeberrimo saggio di Ettore Serra Come divenni editore del libro “Il porto sepolto” (qui in prima edizione, poi ristampato sul «Corriere Padano» di Ferrara il 4 ottobre 1933), che ripercorre il primo incontro in trincea, la nascita di un’amicizia, e infine le vicende editoriali che portarono alla pubblicazione della leggendaria edizione del 1916. Segue un’entusiastica recensione di Papini apparsa in “Testimonianze” (1917), che definisci i componimenti ungarettiani le più care e sollevate poesie che abbia dato la guerra italiana. E ancora, gli interventi di Gherardo Marone, Ardengo Soffici (ho anzi raramente sentito una parola poetica tanto sostanziata di reale e insieme tanto sottile e alata), di Alberto Savinio, Enrico Thovez e Aurelio Saffi. Chiude il volume una pagina che fa il punto sulla fortuna del poeta fuori dall’Italia.

Sono i famosi «versicoli», versi brevi o brevissimi, talora una sola parola; scanditi, sillabati, visti in quell’ottica particolare che veniva dal deserto, che sul Carso si confermava; in una situazione d’animo esaltata dalla vicenda della giornata di guerra. Ma dentro quei brevi versi – abolita la punteggiatura – e nel loro collegamento, una musica incominciava nuova a risuonare; e non era più la musica degli endecasillabi o dei novenari divenuti logori e frusti a causa della lunga imitazione precedente: potevano essere, nel legarsi loro interno, nuovi settenari e nuovi endecasillabi, ma si portavano dietro un’altra, una nuova intonazione di canto. In quel 1916, per quel Porto sepolto, nasce la nuova poesia italiana del ‘900. Il Porto sepolto è un diario. Questo diario è scritto, quasi per intero, in guerra; è datato e sono indicate le località nelle quali le poesie nascono. Occorreva, ci lascerà detto pressappoco Ungaretti, manifestarsi con urgenza, dire in fretta, dire cose diverse. Rendersi conto della situazione della guerra e dell’affratellamento possibile di tutti coloro che, provenendo da situazioni geografiche e culturali e sociali diversissime, erano accomunati in questo tragico destino. E’- come tutto Ungaretti sarà – un canto di dolore, ma insieme d’amore e di vitalità. Bisogna offrirsi come «docili fibre dell’universo»: passano le tempeste, ed un albero si potrà ritrovare un po’ incurvato per il flagello del vento, ma ha accondisceso, s’è inchinato a quella esperienza di furia dolorosa; ed è «superstite»; riprende, subito, la vita come subito riprenderà il viaggio il «superstite lupo di mare» dopo il «naufragio» (ce lo dirà nel ‘17 nella poesia intitolata “Allegria di naufragio”). Ungaretti ha passato tutta una notte sotto i fari della esplorazione nemica e sotto il tiro della mitraglia, sdraiato in terra, in un contatto così stretto da volere quasi entrare nelle viscere della «grande madre», avendo vicino un compagno, un soldato, un «fratello», «massacrato» dai colpi ricevuti: ebbene in quella situazione ha scritto versi pieni d’amore: Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.

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