Prezzo: euro 350
Autore: Christo e Jeanne
Titolo: Fotografia originale

Christo e Jeanne: 13 fotografie originali che documentano la performance di Christo e quella di Jaen Tinguely a Milano nel novembre 1970. Gelatine ai sali d’argento in stampa d’epoca su pesante carta al bromuro: fine anni Settanta. Ogni fotografia misura cm. 10,5 x 14,5. Le fotografie hanno sul retro il timbro a tampone nero dell’Agenzia Dufoto. In perfetto stato di conservazione.

Era il novembre 1970. Per festeggiare i dieci anni del movimento artistico Nouveau Réalisme, il cui manifesto era stato firmato a Milano da Pierre Restany nel novembre 1970, il Comune (sindaco Aldo Aniasi), con la Galleria Apollinaire, organizzò una serie di manifestazioni alla Rotonda di via Besana. Con il sostegno dei fratelli Agrati, che conoscevano Christo per avergli commissionato interventi per una villa in Brianza, all’artista bulgaro, allora 35enne, fu affidato l’incarico di una performance in città. Dapprima, Christo e la moglie Jeanne-Claude, proposero di impacchettare il Duomo: giunse il veto della Curia. Si ripiegò sull’Arco della Pace: qui fu il Demanio ad addurre difficoltà finanziarie. La terza proposta fu impacchettare il monumento di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo dello scultore Ercole Rosa. Servendosi di una tecnologia rudimentale, per la nebbiosa mattina del 24 novembre la statua fu avvolta con tessuto in polipropilene fissato con una fune rossa. La stoffa era stata assemblata in precedenza seguendo un modello che disegnava ampie pieghe. Appena i milanesi la videro, le polemiche scattarono con riflesso pavloviano: lettere e telefonate di indignazione giunsero ai quotidiani e alle tv costringendo le autorità a un dietrofront: il 25 si era già deliberato di spacchettare il «re galantuomo». Non tutti i critici furono convinti della decisione. Il 26 novembre Dino Buzzati, sul «Corriere della Sera» scrisse di mancanza di «ironia» prendendo le difese dell’arte concettuale: «Personalmente, mi permetto di avanzare una timida proposta. Perché non rifare, in marmo, il monumento di Vittorio Emanuele lì, esattamente come l’aveva modellato ieri il signor Christo? Era solenne e fortissimo. Di gran lunga più dignitoso della statua equestre che tutti conosciamo». Intanto, Christo era già al lavoro pochi metri più in là. Si era deciso di concedere all’artista d’impacchettare il monumento a Leonardo da Vinci e allievi in piazza della Scala. I tecnici e Christo, su e giù per rudimentali scale, stavano già impacchettando anche questo. La promessa era che la statua, conclusa da Pietro Magni nel 1872, rimanesse avvolta per una settimana. Ma appena la si vide, per qualcuno i quattro discepoli di Leonardo sembrarono in «tenuta alla Ku Klux Klan». Ed ecco cosa avvenne la notte del 28 novembre: «L’azione è stata compiuta alle 0.15 da una ventina di giovani (pare neofascisti) che, piombati all’improvviso intorno al monumento, hanno irrorato l’estemporaneo imballaggio con 10 spruzzi di bombolette a gas», scrisse il «Corriere». «La squadra d’emergenza dei vigili del fuoco di via Ansperto è immediatamente intervenuta: e Leonardo ha subito anche una doccia». E poi: «Il telone è andato lentamente bruciandosi. Anche, per il pericolo che spruzzasse fiammelle in giro, i pompieri hanno preferito toglierlo del tutto».

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