Saba, Umberto: Il Canzoniere, Trieste, La Libreria Antica e Moderna, 1921, 18 x 13,5 cm. Brossura editoriale; pp. 222, (10). Foglietto di errata incollato dopo la copertina. Edizione di 500 esemplari. Discreto timbro a tampone blu alla carta bianca con applicato il foglietto di errata; lieve brunitura del dorso per esposizione alla luce; lievi tracce d’uso perimetrali alla copertina, ma bell’esemplare intatto e ben conservato. Edizione originale.
Io sono come quella foglia, guarda, sul nudo ramo, che un prodigio ancora tiene attaccata. Negami dunque. Non ne sia rattristata la bella età che a un’ansia ti colora, e per me a slanci infantili s’attarda. Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce. Morire è nulla; perderti è difficile.
Il Canzoniere cominciò a circolare nel settembre del 1921, ma la diffusione procedette a rilento e l’opera non raggiunse le biblioteche pubbliche. Tuttavia la formula dell’edizione privata era rimasta l’unica praticabile per Saba, dopo che Attilio Vallecchi aveva rinunciato all’idea di un volume complessivo dell’opera del poeta. Il Canzoniere non si limita a riproporre in serie strutturate le poesie degli anni 1912 – 1918, né a dare i risultati dell’ultimo lavoro di Saba, ma si sforza di integrare tutte queste parti in una nuova costruzione che ha i suoi pilastri nelle sezioni d’apertura del libro.
Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora, nelle profondità inaccesse (infantili) dell’anima del poeta, era sua madre; era la donna che non si può avere. E tutta la fascinosa, un po’ monotona, storia del Canzoniere, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui. Se Laura che lo loda, lo rimprovera, lo ammonisce a ben fare, siede in sogno sulla sponda del suo letto, si comporta in tutto e per tutto come una tenera madre col suo amato, e un po’ indiscreto bambino, gli si fosse data (ma è questo che il poeta – fingendo desiderarlo – temeva; il Canzoniere è pieno di accenti di gratitudine per quelle che colla sua «virtù», colla sua «castità» gli risparmiava, con la tentazione, il pericolo di fare una brutta figura) sarebbe accaduto al Petrarca quello che accadde al Baudelaire con la bella signora Sabatier, e che non gli accadeva con la sua triste mulatta. La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari); a donne che, per la diversità delle origini, non potevano richiamare al suo inconscio, sempre vivo e vigile, la presenza – ben altrimenti diletta! – della madre. Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c’è, in tutto il lungo Canzoniere, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono ma non “la bocca mi baciò tutto tremante”, il più bel verso d’amore che sia stato scritto. (Umberto Saba)
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