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Piovene, Guido: Lo scrittore tra la tirannia e la libertà, Roma, Associazione Italiana per la Libertà della Cultura, 1952, 18,5 x 13 cm. Brossura editoriale; pp. 28. Edizione originale in ottimo stato di conservazione.

(…) Gli scrittori italiani hanno qualche esperienza della condizione dell’artista in un regime di dittatura. Essi per esempio sanno che, dinnanzi alla tirannia, l’intelligenza è debole, di una debolezza estrema. Via via che una tirannia si prolunga, essa diviene ai nostri occhi una realtà e una necessità della natura. L’intelligenza ha paura del vuoto: essa si sente astratta, inutile; teme di essere fuori delle leggi naturali, comincia a cedere. Nella maggior parte dei casi (vi sono alcune gloriose eccezioni) come abbiamo visto in Italia, e più ancora in Germania e in Russia, la tirannia riesce a convincere l’intelligenza, che non parlerà più di libertà pura e semplice, ma di una libertà circondata di condizioni e di riserve. In realtà, essere libera non l’attrae più (…) Guido Piovene. Conferenza tenuta in lingua francese il 16 maggio 1952, a Parigi, alla seduta inaugurale dei dibattiti letterari svoltisi nell’ambito del festival “L’Opera del XX secolo” organizzato dal Congresso Internazionale per la Libertà della Cultura. La traduzione è stata riveduta dall’autore. Al testo della conferenza seguono i testi degli interventi nel dibattito.

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