Prezzo: euro 220
Autore: Lucini, Gian Pietro
Titolo: Storia evoluzione idea
Editore: Galli
Data: 1895

Lucini, Gian Pietro: Storia della evoluzione della Idea. Gian Pietro da Core, Milano, Galli, 1895, 19,5 x 12,5 cm. Brossura editoriale; pp. 261, (3). Una leggera e piccola macchia al dorso; rari ed evanescenti puntini di ruggine al margine della copertina. Intonso. Esemplare in ottimo stato di conservazione. Edizione originale.

Ammesso che esista realmente, nella storia della cultura italiana, una sorta di tradizione del minore di un minore, voglio dire, coscientemente perseguito, e ostinatamente sbandierato come un vessillo di combattimento , certo Gian Pietro Lucini ne è uno degli esponenti più tipici. Non solo, ovviamente, per il suo destino postumo di oblio e di riscoperta (sebbene sia morto nel 1914, si è dovuta attendere la fine degli anni Sessanta perché il suo nome cominciasse a circolare in antologie e studi critici); ma soprattutto per le scelte tematiche e linguistiche della sua poesia, per i canali adoperati per diffonderla (alcune sue opere furono stampate in cinquanta copie, edite nel Buio, dal Paese della Miseria, all’insegna della Speranza, pei tipi della Fame), per l’oltranzismo anarchico delle sue posizioni. E ancora: la sua opera d’esordio, il romanzo Spirito ribelle (poi ribattezzato, con sottolineatura autobiografica, Gian Pietro da Core), uscì a puntate, nel 1888, sulla Gazzetta Agricola di Milano; e le riviste cui collaborò intensamente per tutta la vita, da Cronaca d’arte alla Domenica Letteraria, da La Tavola Rotonda a La Ragione, e poi una miriade di testate quali La Sfinge, Iride, Il Menestrello e via di questo passo, non erano certo fra le più diffuse e autorevoli nell’Italia letteraria fin de siècle. Dietro tali scelte, è evidente, agiva un progetto fortemente antagonistico, tessuto di orgoglioso disprezzo per il presente (si intitola Revolverate, non a caso, la sua più nota raccolta poetica) e anche, come è inevitabile, di una violenta seppur mai troppo esibita autoesaltazione: le condizioni ideali, insomma, per far nascere uno strenuo polemista, vieppiù accalorato ed eccitato dalla propria condizione di vox clamantis in deserto. (Stefano Giovanardi)

Pubblicato nel 1895 quale primo (e unico) di una Storia dell’evoluzione della Idea, è certo il libro più artisticamente riuscito di uno spirito sottile e individualista; e, d’altra parte, è singolare documento delle aspirazioni morali e umanitarie di un’età. Tra i mietitori che stanno lavorando in un afoso giorno d’estate, Gian Pietro, un gagliardo giovane avido di libertà, lancia il grido della riscossa: s’inizia la lotta sociale, e per tutti deve essere lavoro e ricchezza nel trionfo dell’Idea. La ribellione serpeggia nascostamente tra i contadini; ma il fattore che sorveglia le opere dei mietitori ne ha compreso il fremito e licenza Gian Pietro. Costui continua nella sua propaganda, e presto attorno a sé riunisce compagni pieni di anelito verso un migliore futuro. Nella stalla, in cui essi si riuniscono, Gian Pietro incontra Giovanna Bruni, che, reduce dalla città, palesa alla sua gente contadina i vizi dei borghesi e le loro iniquità. I due giovani, più che da altro affetto umano, si sentono uniti dall’amore della futura collettività e dalla nascente idea di rivoluzione sociale. Mentre Gian Pietro pensa al modo di realizzare un’azione violenta e decisiva (…), sopraggiunge un burattinaio che dà spettacolo ai buoni villici, e i suoi personaggi fanno sentire il grido della lotta: la loro scena è lo specchio della vita stessa. (…) Un mattino con le zappe e le falci i contadini si raccolgono dinanzi al Palazzo marchionale, lo invadono e, poiché la forza pubblica sopraggiungendo reagisce uccidendo un ragazzo, la folla inferocita compie la sua vendetta sul fattore e su un carabiniere, e subito precipita nella villa a mettere tutto a saccheggio. Nell’ampia descrizione di questa “jacquerie” lombarda, accesa di tinte e ricca di una potenza descrittiva che è del miglior naturalismo, si fa luce la tragedia di Gian Pietro: egli sente il significato della sua azione di apostolo, mentre la folla si dà al vino e ai bagordi. E rimane imperterrito accanto a Giovanna quando tutti fuggono al sopraggiungere della cavalleria inviata per porre fine alla rivolta. Al di là della lotta, Gian Pietro sente la carità e l’uguaglianza, e pur nella sconfitta della sua azione comprende che il sacrificio non è stato vano (Carlo Cordié)

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