Garibaldi, Giuseppe: significativa lettera autografa firmata scritta da Caprera il 24 agosto 1878. Una pagina (26 x 21 cm.) indirizzata al maggiore Valzania.
(…) A quest’ora avrei creduto qualcosa di fatto nei nostri monti da parte dei Trentini o Triestini – ed in quel caso vi si potevano dirigere i giovani Romagnoli etc. Nulla essendovi d’iniziato, credo conviene preparare ogni elemento d’azione per il prossimo marzo – lasciando ai suddetti nostri fratelli ed ai vicini alla frontiera la cura di ostilizzare l’Austria, nel caso duri l’insurrezione bosniaca (…)
Da Caprera Garibaldi aveva combattuto un’altra guerra, più politica che militare, a favore della insurrezione in Bosnia e della cessione da parte dell’Austria all’Italia, del Trentino. Quando ormai sembrava fuori gioco, l’Eroe aveva preso nette posizioni in favore della causa irredentista. Il 12 giugno 1878 si era aperto il Congresso di Berlino, volto a ristabilire gli equilibri in Europa fra le grandi potenze dopo la guerra vinta dalla Russia contro la Turchia che aveva spostato gli equilibri di forza specialmente nei Balcani. Nel congresso furono riviste le condizioni poste dal Trattato di Santo Stefano, stipulato dopo la vittoria della Russia: fu riconosciuta l’indipendenza della Romania, della Serbia e del Montenegro e furono assai ridotti gli ingrandimenti territoriali; si restrinse il territorio del principato Bulgaro; si stabilì di restituire alla Turchia la Macedonia e di accordare alla Rumelia orientale una larga autonomia amministrativa; si limitò a due mesi l’occupazione del territorio bulgaro da parte delle truppe russe, che, secondo il trattato di Santo Stefano, dovevano rimanervi due anni; la Bosnia e l’Erzegovina rimasero sotto la nominale sovranità della Porta ma furono occupate e amministrate dall’Austria, la quale inoltre strappò al Montenegro il porto di Spitza, e ottenne che nelle acque di Antivari non entrassero navi da guerra delle varie nazioni. L’8 luglio i rappresentanti inglesi comunicarono che il 4-5 giugno l’Inghilterra aveva ottenuto dalla Turchia di poter occupare Cipro, ma non rivelarono di aver fatto anche un trattato antirusso. Nel congresso di Berlino l’Italia ebbe una parte puramente passiva. I propositi di Crispi di non permettere, senza compensi per l’Italia un ingrandimento dell’Austria erano stati del tutto dimenticati, e si era perfino lasciata cadere l’offerta di compensi nell’Albania, fatta dal Bismarck e da lord Derby, e non si erano intavolate le trattative per un’alleanza contro la Francia che il cancelliere tedesco si era dichiarato pronto a stipulare. L’Italia fu anche schernita: quando il rappresentante italiano fece quel vago tentativo per ottenere all’Italia il Trentino, Gorciakov osservò (con un chiaro riferimento alla guerra del ’66) che l’Italia doveva aver perduto un’altra battaglia se chiedeva di annettersi un’altra provincia. E così il rappresentante italiano non patrocinò gli interessi della nazione al congresso, non protestò contro l’occupazione austriaca della Bosnia ed Erzegovina e contro gli altri vantaggi ottenuti dal vicino impero austro-ungarico, mantenne un silenzio quasi costante, e non si accorse nemmeno che l’Inghilterra, con il consenso della Germania, aveva dato alla Francia piena libertà per Tunisi. Enorme fu l’indignazione degli Italiani quando videro che il ministro degli Esteri conte Luigi Corti aveva chiesto niente e ovviamente ottenuto niente al congresso. Uomini di ogni colore politico inveirono contro il Governo che con la sua politica debole e di rinuncia disonorava la nazione e minacciava di rovinarla. Numerosi comizi di protesta furono tenuti in molte città. Quelli che più gridarono ovviamente furono gli irredentisti, capitanati da Matteo Renato Imbruni, il quale nel marzo del 1875 aveva fondato il battagliero giornale “L’Italia degli Italiani” e nel maggio del 1877 aveva fondato l’Associazione Italia Irredenta. Il fermento per i risultati del congresso non fu lieve. A Venezia i dimostranti assalirono il consolato austriaco e ne calpestarono e poi gettarono in un canale lo stemma. A Roma, il 21 luglio, si tenne un gran comizio irredentista, presieduto da Menotti Garibaldi e vi si reclamò a gran voce la liberazione di Trento, di Trieste, dell’Istria, di Nizza, di Malta e del Canton Ticino. Il generale Garibaldi e Avezzana invitarono triestini e trentini ad insorgere. Ma insurrezioni non ve ne furono. Interessante a questo proposito è il documento sopra descritto, nel quale nell’agosto 1878 Garibaldi si esprime circa la possibilità di un’insurrezione in Trentino.
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