Raffi, Enrico: Sposa mia, Milano, Bompiani, 1971, 20,5 x 12 cm. Brossura editoriale; pp. 136, (8). Lunga dedica autografa firmata e datata (1972) di Raffi allo scrittore Ghiotto: A Renato e a Giovanna Ghiotto (pr. Giotto, dial. veneto) in ricordo di un favoloso premio Campiello (indimenticabili come sulla terrazza del dannunziano Danieli) e in segno di cordiale amicizia… Lievi sottolineature laterali, rispetto al corpo del testo, a matita rossa. Opera finalista al premio Campiello 1971. Edizione originale.
Tommaso è un giovane bigotto e lo è sempre stato fin da bambino. Una vita tra chiese, sacrestie, un po’ di seminario, oratori: si definisce un “buongustaio delle messe” perché sa scegliere le ore e le chiese giuste per l’atmosfera; preferisce gli alberghi per buoni cattolici con inginocchiatoio e acquasantiera in camera, vive osservando tutti i precetti, rammentati spesso e volentieri dal parroco che vede e provvede. Come primo approccio ad Alessandra, la sua futura moglie, se ne esce con un “E’ già stata a messa?” il che basterebbe per definire il soggetto ma è anche affetto da “gallismo cattolico” che lo porta a rodersi dalla gelosia se la vede al braccio di un altro uomo e provocare una possibile rottura.Eppure si è sposato con Alessandra, lei atea, laica, di famiglia anti clericale, e pure in chiesa, facendola cresimare di nascosto qualche settimana prima… E adesso si è risvegliato incredulo in una pensioncina ligure, a poca distanza dal mare, dopo la sua prima notte di nozze che costituisce l’inizio del libro.
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