Soffici, Ardengo: 5 lettere autografe firmate scritte da Poggio a Caiano fra il gennaio 1957 e il novembre 1961, tutte indirizzate a Livio Tanzi a Parigi: a proposito della traduzione e pubblicazione in Italia di alcuni lavori di Tanzi e della possibilità che Soffici illustri alcuni di questi scritti con suoi disegni; ma soprattutto a proposito di alcune scottanti pagine di Soffici sul suo incontro con il pittore Rousseau. Tutte le lettere conservano la busta autografa viaggiata e misurano 23 x 15 cm.
Livio Tanzi fu uno scrittore, pittore e fotografo futurista che ebbe contatto con tutti i maggiori rappresentanti del futurismo italiano. Con lo pseudonimo di Euro Civis ha firmato alcune importanti fotodinamiche, più temperate rispetto alla forza gestuale delle immagini di Bragaglia: Autoritratto futurista, 1927; La mia stanza, 1948; Fotodinamica di Palazzeschi, 1949; Ritratto di Ezra Pound a Rapallo, 1959.
a) 16 gennaio 1957: 4 pagine: 23 x 14,5 cm. (…) Ho ricevuto i tuoi versi francesi e li ho trovati buoni per la massima parte. Non so tuttavia come potrebbero essere utilizzati qui, dato anche che lo stesso Vallecchi dopo essersi trovato in cattive rogne, deve poi limitare al massimo la sua attività. Quanto ai garibaldini verso l’arco dell’ (?), debbo dirti che io non posso accontentarti, come sempre vorrei, poiché totalmente incapace di dipingere o disegnare simili soggetti di specie decorativa o illustrativa. Farei cosa fredda e falsa, e perciò non conveniente né a te né a me. La rivista nella quale speravo di far accogliere la parte più adatta del tuo Diario tradotta da me, morì dopo il quinto numero. Ho invece parlato al direttore della Fiera Letteraria, mio amico, della cosa ed egli mi ha detto che crede possibile pubblicare quello che io gli posso fare avere dello stesso Diario. Se ne hai una copia mandamela, e io penserò al resto. Nella stessa occasione potresti mandarmi anche l’articolo di Vandergal su Rembrandt. (…) Le lettere di Apollinaire le ho già riavute e ne ho avvertito Volta. Rileggo la tua ultima. I Garibaldiens vanno benissimo. Così Makkand e quasi tutto il resto. Ma Makkand potrà essere apprezzato convenientemente dai francesi? …
b) 22 ottobre 1958: 4 pagine: 22,5 x 16 cm. (…) L’amico Vandergal mi ha già scritto per ringraziarmi della piccola presentazione che ne ho fatto nella Fiera. Se ne vedrò la possibilità farò molto di più, sia perché ho una grande stima del suo ingegno, sia in vista della mia memore amicizia per lui. (…) Non so però da dove gli sia venuto in testa quel nome di Piselli, che era quello di un italiano mio coinquilino nell’Hotel de Cluny. Il nome vero di D’Annunzio era Rapagnetta; quello di D’Annunzio gli veniva dall’eredità di un parente. Sulla storia della legittimità di questo nome c’è da noi tutta una letteratura. Dunque Rapagnetta, non Piselli come vorrebbe equivocare l’amici Fritz. Il tuo scritto a me pare buono, sebbene io diffidi sempre di queste previsioni storiche. Ho paura che l’era atomica non voglia significare che un ulteriore rimbecillimento dell’uomo (che è un volubile) e portare infatti alla distruzione del mondo. E’ bene però che ci siano persone profetiche che, al pari di te, sperino nel meglio. (…) Ebbi la lettera della Galleria Davide. Se avessi qualche notizia di ciò che possa aver pensato del mio scritto Buffet, ne sarei volentieri informato. Ora ascolta: Volta mi mandò una rivista (?) e un libro di Radiguet. Ma non ho ancora avuto il suo indirizzo (quello intendo della casa, che spero egli abbia finalmente voluto occupare) e non ho potuto rispondergli. Fammi avere questo indirizzo per piacere (…)
c) 2 ottobre 1961: 4 pagine 22 x 14 cm. (…) Ricevetti le riproduzioni del mio ritratto disegnato dal Sacchetti e mi piacquero molto; ti ringrazio di avermele mandate. Mi dispiacque invece che tu non trovassi Salmon a Tolone. Grazie delle notizie che mi dai degli altri amici eccellenti. Da Certigny ho saputo il resto. A proposito: Certigny, a proposito del libro su Rousseau, di cui ho avuto e corretto le prove di stampa, mi ha informato che che Vandergal ha tenuto un giornale da molti anni. Certigny ha ottenuto di averne per mano il manoscritto e di poterlo leggere per trovarvi notizie riguardanti il Doganiere ecc. Mi scrive tra l’altro che vi ha trovato brani che mi riguardano e che potrebbero contenere cose che si riferiscono alla faccenda di cui ti parlai confidenzialmente. Siccome Vandergal era male informato di come stavano veramente le cose – le quali tu puoi trovare esposte nella mia autobiografia – potrebbe darsi che presentasse la faccenda in un certo modo falso e compromettente. Non posso dire a Certigny d’informarmi del contenuto di quel giornale che mi riguarda. Prego dunque te di vedere se ti fosse possibile prendere visione dei passi che mi riguardano; dovrebbero trovarsi verso il mese di luglio, agosto e mesi seguenti del 1913. Nel caso che ti riesca, scrivimi semplicemente: “Ho potuto vedere, o non ho potuto vedere il libro di cui mi parla”. Non altro. Io capirò e ti darò, a seconda del caso, le istruzioni opportune. Domani scriverò a Milano per sapere se si potranno avere le cartoline con la riproduzione di una mia marina, che Certigny mi chiede. Diglielo se lo vedi. E non gli far parola di ciò che ti dico del giornale di V. Voglio averne notizie soltanto da te (…)
Soffici è stato il primo in Italia a parlare del Doganiere Rousseau, che era andato a trovare nel suo studio parigino prima che morisse. Il contenuto delle lettera sopra trascritta riguarda proprio la visita che Soffici fece nello studio al pittore Rousseau, nella quale vide per primo e per la prima volta il quadro il Doganiere, di cui parla nelle sue memorie autobiografiche; a proposito di tale visita e della priorità temporale della stessa scoppiò una vera e propria diatriba: secondo infatti quanto fu affermato da altri, Soffici non fu il primo a parlare del quadro di Rousseau ed inoltre, la data della sua visita allo studio del pittore non sarebbe veritiera. (A proposito della questione, Certigny, più volte citato da Soffici nelle sue lettere a Tanzi, scrisse nel 1961 un libro dal titolo: La verité sur le Douanier Rousseau.) Certamente l’articolo di Soffici pubblicato nel 1910 sulla “Voce” è considerato il punto di partenza per tutte le ricerche sulla pittura di Rousseau e la sua influenza in Italia. Ma stabilire la data della visita di Soffici a Rousseau era importante anche perché significava stabilire la validità dei rapporti fra il toscano e Apollinaire, che ebbe una notevole influenza sulla vita letteraria italiana.
d) 19 novembre 1961: 4 pagine 22 x 16 cm.. (…) Dì a Certigny che ho ricevuto ieri l’altro 17 il 2° esemplare del Rousseau per il quale lo ringrazio. Quanto all’acquerello e il quadretto bisognerà andare piano. Degli acquerelli prendo 70000, dei piccoli quadri 200000 lire: non posso distribuirli così alla prima. Se un giorno mi verrà fatto qualcosa di adatto e ci sarà qualche fatto che giustifichi l’atto penserò a lui. Te è tutt’un’altra cosa. Ti prego di avvertire intanto Certigny di non dare a nessuno di estraneo alla nostra cerchia il mio indirizzo. Con tutta la réclame che intende di farmi (troppa e da me poco gradita) non vorrei mi procurasse qualche grana succulenta relativa ai libretti. Tu capisci, vero? E sei in grado di figurarti cosa potrebbe accadere nell’eventualità. Anch’io da una quindicina non sto bene, afflitto da una lombaggine… che soltanto ora sta andandosene, e mi lascerà finalmente riprendere il lavoro. Anch’io ho da darti la triste notizia tolta per dita di un collega buono ed… del pittore Pucci che tu hai conosciuto al Caffé… Insieme a questa mia ti spedisco … alcuni numeri del giornale Il Tempo di Roma con articoli sul Futurismo, del futurista Cangiullo. Come vedrai ne mancano diversi; ma tu potrai, se vuoi, richiederli al mio amico Giorgio Falqui, critico letterario del Tempo (Piazza Cadorna) o a Francesco Cangiullo redattore del Mattino, Napoli. All’uno e all’altro potrai dire che lo fai dietro mio consiglio e credo che ti serviranno. Se vuoi servirti di tali scritti e accennare alla scazzottatura e bastonatura tra i futuristi e me, bada che la versione marinettiana è falsa. E’ una fanfaronata giornalistica e reclamistica del millantatore Marinetti. La versione vera, fedele, esatta la troverai a pag. 195 e seguenti della mia Fine di un mondo. E’ storicamente documentata … Con la lettera è conservata la busta autografa, sulla quale è stata trascritta a matita una poesia di Soffici del 1903, dal titolo Sur un pastel.
e) Una pagina senza data: 22 x 16 cm. (…) Vieni domattina, martedì, verso le 11 per desinare con noi. Ho avuto una lettera di Certigny …
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