Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Strand- Zavattini
Titolo: Un paese
Editore: Einaudi
Data: 1955

Strand, Paul – Zavattini, Cesare: Un paese, Torino, Einaudi, 1955, 30 x 23,5 cm. Tela editoriale con sovracoperta; pp. 104, (6) con testo di Zavattini e fotografie in bianco e nero di Paul Strand. Una lievissima, impercettibile e marginale scoloritura alla sovracoperta, ma esemplare in eccellente stato di conservazione. Edizione originale.

(…) Quando nel 1953 l’americano Paul Strand (…) mi propose di fare insieme un libro su qualche luogo italiano, io, dopo aver pensato Sperlonga in quel di Fondi, Gaeta, Gorino nel delta padano, Bergamo, Alatri, Carrara, la via Emilia e un viaggio sul Po dalla sorgente al mare, finii col dire Luzzara… Così racconta Zavattini a proposito della genesi del libro. Un paese, concepito nel 1952 da Cesare Zavattini e da Paul Strand, ha visto la pubblicazione nell’aprile del 1955 per l’editore Einaudi ed è stato tra i primi fotolibri italiani a poter essere ritenuto tale per l’intento progettuale in relazione al testo e alle immagini grazie all’accuratezza della grafica e della realizzazione, oltre che per il valore poetico e descrittivo. È stato considerato, e continua tutt’oggi a esserlo, uno dei classici della storia della fotografia. La critica ha definito Un paese un prezioso documento perché ha inaugurato una nuova modalità d’indagine e ricerca, aprendo inediti orizzonti sull’Italia minore del dopoguerra, storie raccontate dalla voce di un figlio di quella terra divenuto ormai celebre scrittore, sceneggiatore e regista di fama internazionale, indagate e descritte dallo sguardo di uno dei maggiori fotografi americani allora viventi. Allo stesso tempo il libro esamina il passato, quello della tradizione contadina, in particolare di Luzzara e della Pianura Padana, in stretta relazione con la modernità, creando un dialogo tra passato e presente.

(…) Quando si passa dell’Emilia, o dalla Romagna, si ha l’impressione che se dovessimo trovare l’epicentro della fotografia italiana, sarebbe forse giusto indicare questo punto. Non si offendano gli altri “centri della fotografia” che hanno contribuito al racconto del Paese, la Napoli di Mimmo Jodice, la Senigallia di Giacomelli, la Venezia di Berengo Gardin, o ancora Gibellina, o Scanno, dove nel tempo sono arrivati tutti. Ma è in Emilia Romagna, con i suoi paesi contadini, le piazze, la Via Emilia e la nebbia senza la quale il Po sarebbe solo un fiume, è qui che sono nate quelle storie fotografiche che ancora oggi hanno la forza di essere raccontate e trasmesse al mondo. Un paese, nato dalle immagini di Paul Strand e dai testi di Cesare Zavattini, è uno di questi racconti. Innanzitutto Un paese è un lavoro da contestualizzare nel luogo e nel tempo. Nel 1955 la fotografia è il mezzo che gli americani usano per raccontare il loro paese, ed è il mezzo che gli italiani usano per raccontare i paesi degli altri. I fotografi italiani cercano storie in un mondo turbolento, gli americani vanno alla scoperta delle loro radici contraddittorie. È l’anno, per esempio, in cui Robert Frank attraversa gli Stati Uniti per raccontare The Americans (la prima edizione di Delpire è del 1958). Ma è anche un periodo nel quale i fotografi vengono messi – dalle redazioni, dagli editori, o per loro scelta, per legami di amicizia e stima – a lavorare insieme agli scrittori, alla ricerca di un equilibrio nel quale le fotografie non siano le illustrazioni in bianco e nero dei testi, e d’altra parte i testi non abbiano la sola funzione di spiegare le immagini. Fotografi e scrittori: gli esperimenti sono numerosi, la maggior parte poco nota, come per esempio quella volta in cui il fotografo italiano Romano Cagnoni viene inviato (dai magazine inglesi) a raccontare il Sud America accanto a Graham Greene. Ma anche The Americans uscì con la prefazione di Jack Kerouac. È di dieci anni dopo, 1965, il libro Feste religiose in Sicilia di Ferdinando Scianna e Leonardo Sciascia. Esperimenti nei quali ognuno fa la propria parte, nessuno è al servizio dell’altro. Nel caso di Un paese a lavorare insieme sono un fotografo americano impegnato ad affermare l’utilizzo della macchina fotografica non come semplificazione tecnica della pittura, ma come uno strumento per raccontare la società – forse persino trasformarla – e uno scrittore, sceneggiatore, giornalista immerso nel racconto realista del proprio paese. Il paese di Cesare Zavattini non è solo l’Italia del dopoguerra, ma è proprio Luzzara, il paese dove è nato, trenta chilometri da Reggio Emilia, e quando Paul Strand ci arriva ha già fotografato scenari analoghi nella Francia profonda, accanto al giornalista Claude Roy. La sequenza delle ottantotto fotografie che nascono in questo contesto raccontano cos’altro, se non la realtà di un paese? Sono i ritratti in bianco e nero dei contadini, dei commercianti, le scene delle mattine al mercato, dei giocatori di carte seduti ai tavolini. L’eredità di questo lavoro è incredibile, buona parte della fotografia italiana della seconda metà del Novecento deve qualcosa a Un paese di Paul Strand e Cesare Zavattini. Ammettere l’ispirazione, tornare sulle tracce di questo lavoro, diventa un valore, ed è uno dei rari casi nel quale il debito è reso evidente, non è stato nascosto dietro il dito dell’interpretazione. Nel 1976, Gianni Berengo Gardin torna a Luzzara e, insieme e Zavattini, realizza Un paese vent’anni dopo. Nel 1993 è un altro americano, Stephen Shore, ad arrivare a Luzzara, esattamente quarant’anni dopo Paul Strand. Le ragioni per cui le fotografie della vita di un piccolo paese emiliano abbiano trovato il modo di ispirare e fare scuola sono molte. La coesistenza della tradizione con il moderno, per esempio. O forse la semplicità, con la sua buona dose di nostalgia. È così che è andata, come l’ha raccontata Zavattini, quando ha incontrato questo fotografo arrivato dall’altra parte del mondo, da altre dimensioni, altre prospettive: lo portai là, gli feci conoscere un po’ di gente, entrammo in sintonia, poi è rimasto con loro, “impaesandosi”. Enrico Ratto

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