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Autore: De Chirico, Giorgio
Titolo: Lettera autografa
Data: 1950

De Chirico, Giorgio: interessante lettera autografa firmata di due pagine (19 x 14,5 cm.) scritta su carta intestata “Albergo Reale Danieli Venezia”. Conservata la busta con indirizzo autografo al recto e verso, e francobollo con annullo postale. De Chirico scrive il 29 giugno 1950 a Sandro Rubboli noto collezionista ed amatore d’arte. In eccellente stato di conservazione.

(…) bisogna, anche a nome degli altri pittori che espongono con me, che La ringrazi per il suo nobile telegramma di solidarietà! Sappia che quel suo telegramma è stato incorniciato, messo sotto vetro, ed ora è esposto all’entrata della mostra. La Controbiennale va benissimo; malgrado il biglietto d’entrata, c’è una media di 400 a 500 visitatori al giorno. Ho già venduto parecchi pezzi. Anche la mostra personale di Gazzera ha gran successo. Egli è un vero pittore ed io l’ho sempre sostenuto. I modernisti sputano veleno; ma l’ora della loro completa sconfitta è prossima; il mondo è stanco di pseudoartisti e di orrenda pittura e, soprattutto, è stanco di essere truffato. Anche all’estero la mostra da me organizzata risente una larga eco. Due importanti Radio Straniere mi hanno invitato a parlare su questa Rinascita della Pittura di cui (con il beneplacito dei nemici e degli amici) io sono il vessillifero…

Venezia 10 giugno 1950: mentre la Biennale inaugura la sua XXV edizione, a due giorni di distanza, nelle non lontane sale della Canottieri Bucintoro, Giorgio de Chirico apre al pubblico la sua prima “Antibiennale”. La mostra, voluta dall’artista in collaborazione con il mercante Giorgio Zamberlan e il pittore Romano Gazzera, è la prima di tre contro-esposizioni (1950, 1952, 1954) che scandiranno l’attività espositiva del ‘pictor optimus’ a Venezia in quegli anni. “Antibiennale” è in realtà una denominazione non ufficiale usata solo da de Chirico e dalla stampa: le mostre vere e proprie, delle quali solo la prima fu una collettiva, ebbero ciascuna titoli differenti. Sono anni in cui de Chirico torna a confrontarsi con i grandi maestri del passato, additando nella tradizione e nella buona pittura la “norma sicura”, cioè il punto di partenza per una rigenerazione in arte, tra artigianalità, pensiero e riflessione teorica. Concepita come polemica alternativa alla Biennale – “cittadella” delle nuove tendenze moderniste e dei trusts mercantili franco-americani – la rassegna doveva proporre una tendenza di gusto lontana e avversa alle avanguardie europee e ai recenti sviluppi dell’arte internazionale. Con questa operazione de Chirico si erge a difesa del tradizionalismo, con la precisa intenzione di smascherare un sistema “degenerato”, quello dell’arte contemporanea, nel quale una coalizione di artisti, mercanti e critici, infervorati di intellettualistico snobismo, trovava i suoi più naturali alleati nella Biennale di Venezia e nei membri della sua Commissione. Gli aspetti più propriamente polemici della rassegna saranno sviluppati e approfonditi nel pamphlet intitolato “Biennale a Fuoco”, un numero unico pubblicato e diffuso il 23 settembre, una settimana prima della chiusura della mostra. L’intera polemica rientra in quel battage antimodernista che l’artista sosteneva da diversi anni con numerosi interventi su periodici e quotidiani, con lettere aperte al ministro della Pubblica Istruzione – allora il democristiano Guido Gonella – e con esposizioni e conferenze in Italia e all’estero. Attaccando un fantomatico ‘Partito Modernista’, de Chirico si presentava come vittima di una congiura che sarebbe stata ordita ai suoi danni prima dai surrealisti e poi dai critici e mercanti francesi o filofrancesi, tesa a destabilizzare sul mercato l’ultima sua produzione a vantaggio delle opere metafisiche degli anni Dieci. L’organizzazione dell’Antibiennale richiese mesi di preparazione, di contatti con gli artisti, di sopralluoghi e ricerche degli spazi idonei. Ecco quanto racconta il pittore Gazzera: Ci recammo a Venezia in cerca di ambienti con esito negativo, anche per la diffidenza della autorità locali. Mi rivolsi allora all’amico Ferruccio Asta, famoso antiquario e gallerista di Venezia (…) dopo vari colloqui clandestini al Caffè Florian, come congiurati, ottenemmo dalla Società Canottieri Bucintoro i locali dello stupendo padiglione a fianco di Palazzo Reale. Mi affrettai a firmare contratti e a predisporre le basi per la mostra, mentre de Chirico, da parte sua, chiamava a raduno gli amici colleghi per la nuova battaglia. Questa volta lasciai a lui l’incarico di trattare con i pittori del gruppo… Giorgio de Chirico e Romano Gazzera erano amici di vecchia data e il loro primo incontro risaliva al 1933. Nel corso degli anni avevano manifestato reciproca stima, scambiato un fitto carteggio su tecniche e ricette pittoriche, soprattutto sull’emulsione, e discusso del modernismo e su come “attaccarlo a fondo”. Ma soprattutto, nei momenti di bisogno, de Chirico era spesso ricorso al generoso aiuto economico di Gazzera, che non glielo aveva mai negato. Un rapporto tra maestro e allievo che aveva dato luogo a una somiglianza di linguaggi e di obiettivi, a una affinità di temi, tecniche e impianti compositivi, e infine era sfociato nella collaborazione per l’Antibiennale. Mentre io organizzavo i locali, gli addobbi, eccetera, de Chirico bisticciava con Sciltian, con Annigoni, con i Bueno, i quali si accusavano a vicenda a base di “tu sei grafico, mentre io plastico” tanto che, forse data la distanza, mi trovai a essere il solo che non avesse bisticciato con il ‘pictor optimus’. Tranne Carlo Guarienti, – che nel frattempo aveva lasciato il gruppo – la maggior parte dei Pittori Moderni della Realtà declinarono l’invito a partecipare: Sciltian scelse di esporre alla XXV Biennale, Annigoni si tirò fuori dal gioco e quindi restarono a fianco del ‘pictor optimus’ solo il fedelissimo Gazzera, Guarienti, Martin de Alzaga, Vieri Freccia, John Moxom e Paolo Weiss. Ciò dimostra che la breve esperienza dell’“Antibiennale” non fu tanto caratterizzata dagli orientamenti formali ed estetici che accomunavano gli artisti partecipanti, quanto dalla personalità dominante di de Chirico, il quale, sempre meno interessato alla compagine antimodernista, trasformò la rassegna in una esposizione personale su misura “con contorno”, per ribadire il suo ruolo di Maestro e affermare nello stesso tempo il valore assoluto della propria arte. Sebbene de Chirico e Gazzera usino nei carteggi e nelle memorie, il termine di “Antibiennale”, il titolo ufficiale della mostra era più prosaico e descrittivo: Esposizione dei pittori Giorgio de Chirico e Romano Gazzera e di alcune opere di Martinde Alzaga – Carlo Guarienti – Vieri Freccia, John Moxom – Paolo Weiss. Fu comunque il pubblico, secondo quel che riferiscono le cronache del tempo, a cogliere immediatamente l’aspetto polemico della rassegna e ad attribuirle la valenza di Antibiennale: La folla, il giorno dell’inaugurazione, invase letteralmente le sale dei canottieri «Bucintoro»; ed immediatamente in tutta Venezia fu diffusa la voce che Giorgio de Chirico e Romano Gazzera avevano inaugurato una mostra antibiennale. (…) Chi entrava nella sala di Giorgio de Chirico avvertiva un’atmosfera mitica ed eroica; in quella di Romano Gazzera l’epos e la favola; ed in quella di Vieri Freccia, Guarienti, de Alzaga, Moxom e Weiss notava subito un senso di compostezza e di dignità espressiva... La ricerca di de Chirico in questi anni è fortemente ispirata alla grande pittura del Rinascimento e del Barocco: Io sto con Tiziano, Tintoretto, Tiepolo, Guardi, Canaletto, col grandissimo Rubens (…) io sto con i grandi maestri della grande maturità ripete in una delle sue innumerevoli interviste. De Chirico parla una lingua pittorica modulata ora sugli echi romani e veneti ora sulle forme e le incandescenze cromatiche d’Oltralpe. Sceglie i temi cari alla tradizione da cavalletto: paesaggi, ritratti, scene di genere, battaglie, nature morte, che rende attraverso il gusto tipicamente italiano della sintesi, affidando all’impianto compositivo e alle ricercatezze materiche del colore il valore complessivo dell’opera. Nonostante il silenzio della critica snob e le poche recensioni della stampa ufficiale dedicate alla mostra, l’affluenza dei visitatori fu molto grande e il successo fu attestato dalle numerose vendite. L’ingresso a pagamento non impedì alla gente di affollare le sale. La mostra incuriosì anche alcuni “grossi calibri italiani e stranieri che si aggirano per le sale, disorientati, perplessi ed anche un poco contrariati”; un esempio su tutti Ossip Zadkine che scappa via lasciando un pezzo di carta con su scritto: “de Chirico c’est le plus grande enigme pictural du siecle!” Gli unici a disertare le sale della Bucintoro furono probabilmente i commissari della Biennale.

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