Prezzo: euro 230
Autore: De Pisis, Filippo
Titolo: Lettera autografa
Data: 1917

De Pisis, Filippo: lettera autografa firmata di una pagina e mezzo (21,5 x 13,5 cm.) scritta su carta intestata “Filippo De Pisis – Ferrara Montello 33 – Bologna via Marsala, 17”. De Pisis scrive al fondatore e direttore della rivista “Humanitas”, Piero Delfino Pesce il 26. II. 1917. Un piccolo foro in alto a destra, ma ben conservata.

(…) Le mando ora questo saggio neofilosofico e le sarò grato s’ella vorrà dirmi se lo crede adatto alla sua rivista, e se può pubblicarlo, magari in due o tre puntate. Io ho pensato di mandarlo, perché riprende in parte un articolo dell’Imbriani Poerio… pubblicato nella sua rivista. Le confesso che è una cosa che mi sta a cuore e le sarò tenutissimo se Ella lo pubblicherà o rimanderà in caso contrario il manoscritto (…)

Interessante lettera che evidenzia il tentativo del giovanissimo de Pisis di trovare una strada come letterato. Ancora incerto infatti fra la via della pittura e quella della narrativa, influenzato dalla conoscenza fatta a Ferrara di de Chirico e del fratello Savinio, de Pisis cerca un modo per uscire dall’ambiente familiare che gli pesa sempre di più; saranno soltanto i brevi soggiorni a Roma e a Parigi all’inizio degli anni Venti ad aprirgli nuovi orizzonti pittorici e a fornirgli nuovi spunti per la scrittura. Inizia così ad elaborare un suo stile fatto di suggestioni e soggetti del tutto originali.

Piero Delfino Pesce fu il fondatore della rivista pugliese “Humanitas”, che ebbe vita dal 1911 al 1924. “Humanitas” fu uno dei tentativi più riusciti nel panorama nazionale di sprovincializzare la cultura italiana, facendo conoscere il meglio del dibattito che si svolgeva negli e sugli altri paesi, attraverso collaborazioni di prestigio. La rivista non soltanto contribuì efficacemente a «sprovincializzare» certi ambienti meridionali, ma soprattutto affrontò alcuni essenziali temi-chiave, dagli equivoci della politica protezionistica alla battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, alla piaga dell’analfabetismo. Non è tutto, perché uno degli aspetti più originali di “Humanitas” chiama in causa le capacità di Piero Delfino Pesce di lasciare piena libertà a collaboratori che venivano da esperienze decisamente diverse. D’altra parte, basta scorgere i nomi dei molti che scrissero sulla rivista o che la lessero per comprenderne l’importanza: Eugenio Chiesa, Napoleone Colajanni, Alfonso Leonetti, Anton Giulio Bragaglia. La fine della rivista si ebbe nel dicembre 1924, con la distruzione della tipografia da parte degli squadristi, particolarmente irritati dal fatto che la pubblicazione, dopo il delitto Matteotti, aveva accentuato in modo sempre più esplicito e combattivo la propria posizione politica, anche perché in quel frangente Pesce aveva ritenuto imminente la fine del fascismo.

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