Durando, Giacomo: interessante lettera autografa firmata di 3 pagine e mezzo (21 x 13 cm.) indirizzata da Parigi a Peppino: 22 gennaio 1848.
(…) Appena giunto alla Capitale, mia moglie cadde ammalata, che credetti di perderla. Pare che la provvidenza abbia a tempo opportuno inspirato al Sig. Ministro col accordarmi il permesso d’unirmi seco essa, e dopo aver passato un mese e più presso il suo letto, ho la soddisfazione d’annunziarti che ora trovasi fuori di pericolo. Non fu il tuo zio Regnier che s’interessò, ma bensì il Sig. Deputato Janvier che conobbi per mezzo d’una nobile polacca e che ottenne la mia permissione. Sebbene les Balignalles siano elevate da Parigi, ciononostante l’umidità nel verno è tale da non sopportarsi vi è più quando non si hanno mezzi sufficienti per mantenere un discreto fuoco così ci siamo trasferiti a Parigi Place Saint André des Arts 5. Ho potuto finalmente il dì 16 corrente rendermi alla campagna della tua cugina, che già da lungo mi sollecitava d’avere il piacere di conoscermi. La Signora Johanys sebbene quasi sempre indisposta, ebbe il piacere di conversare seco essa per più ore unitamente al marito, Emilio e le due figlie. La Signora Johanys è una donna di grandi mezzi e la sua conversazione fu assai interessante. Alessandrina credo essere un’eccellente damigella, ma non sarà come la madre, Matilde all’opposto credo che sarà una di quelle donne che potrà prendere piazza fra le donne colte. Emilio non sarà gran cosa, perché la madre lo ama troppo. L’altro poi che arrivò dall’Africa col suo congedo è veramente un giovane nullo. La tua cugina mi parlò a lungo delle tue rare qualità con tanto ardore che veramente ti fanno onore. Coraggio mio caro Peppino, continua la via che ti sei tracciato, e la casa An… prenderà il suo rango primitivo. Sono molto inquieto dell’avvenimento del 3 e quali saranno le conseguenze? Dai fogli si legge i grandi preparativi che il Piemonte fa in questi momenti. Gli uni credono che sia per comprimere le dimostrazioni dei Genovesi, gli altri che sia per portar soccorso alla Romagna e Toscana, in fine si legge che il Generale Federale Dufour sia a Torino per contrattare un’alleanza fra il Piemonte e la Svizzera. Mi venne offerta una forte partita di melangoli di Sicilia, e dell’essenza di bergamotto delle Calabrie, ma siccome non ho mezzi sufficienti per simile intrapresa dovetti rifiutarla. Io ti aveva sollecitato se vi era mezzo di poter trovar qualche impiego sia in Piemonte, o in qualsiasi altra parte d’Italia. Ti dicevo che per me il meglio sarebbe d’essere militare. Tu ora mi parli delle grandi difficoltà per arrivarci? Mio caro sapresti tu indicarmi il mezzo di riuscita sebbene in un affare di piccolissima importanza senza difficoltà? Le difficoltà s’appianiscono quando si travaglia con costanza, come la goccia d’acqua trapassa la pietra la più dura. Tu credi che sia un uomo tutto a guerra, oppure per contentarmi s’abbisogna gran lucro: no mio caro, la mia ambizione si restringe di poter abitare il sol natio, e d’averne di che a non perir di fame. In quanto alla guerra, … me lo saprai dire nel 1849. (…) In Parigi potrei con facilità trovare del lavoro nella mia partita, soprattutto per il Galvanoplastico, ma sono costretto di rifiutare il lavoro per la mancanza di mezzi onde poter stabilire un laboratorio, e che per il meno ci vorrebbero tre mila franchi. Ah se la vedova Cattaneo fosse un poco più umana, e mi rendesse ciò che suo marito mi rimase debitore, certo è che potrei abolire la mia critica posizione (…)
Giacomo Durando (Mondovì, 4 febbraio 1807 – Roma, 21 agosto 1894), generale e politico italiano di orientamento liberale moderato, partecipò ai moti rivoluzionari in Piemonte del 1831 e 1832, in seguito ai quali fu costretto a rifugiarsi all’estero. Prestò servizio nell’esercito belga, combattendo nella guerra del 1832, e combatté in Portogallo nel 1833. L’anno dopo fu al servizio della Spagna, per cui combatté in diverse battaglie. Fu promosso al grado di colonnello nel 1838. Dopo un breve soggiorno in Francia, rientrò in Italia dove appoggiò il movimento liberale; divenne un attivo giornalista e fondò nel 1847 un giornale, “L’Opinione”. Nel 1848 fu tra quelli che chiesero a Carlo Alberto di Savoia la costituzione. Allo scoppio della prima guerra di indipendenza, comandò i Corpi Volontari Lombardi, con il grado di maggiore generale e per la fine della guerra era divenuto aiutante di campo del re. Fu eletto al primo Parlamento piemontese e fu un tenace sostenitore di Camillo Benso, Conte di Cavour; durante la guerra di Crimea sostituì il generale Alfonso La Marmora come ministro della guerra. Nel 1855 fu nominato senatore e incaricato di studiare una riforma inerente all’Ordine Militare di Savoia passata alla storia come “Riforma Durando” e approvata con decreto del 28 settembre 1855. Divenne tenente generale l’anno seguente, ambasciatore a Costantinopoli nel 1859, e ministro degli affari esteri nel governo Rattazzi due anni dopo. Fu Presidente del Senato dal 27 novembre 1884 al 16 novembre 1887, anno in cui prese anche congedo dall’esercito.
Richiedi Informazioni