Ungaretti, Giuseppe: 2 poesie di Giuseppe Ungaretti, Milano, Vanni Scheiwiller, 1959, 14,5 x 11,5 cm. Brossura editoriale; folder di 6 pagine stampato a cura di Vanni Scheiwiller in occasione del Natale 1959 e del Capodanno 1960 e tirato in un numero limitato di copie, probabilmente non più di 80 esemplari. Dedica autografa firmata scritta ad inchiostro verde di Giuseppe Ungaretti allo scrittore Giovan Battista Angioletti. Edizione originale delle due poesie, pubblicate qui per la prima volta e poi raccolte nel volume Taccuino del vecchio.
“Canto a due voci’ di Ungaretti è una poesia del 1959 scritta in seguito all’incontro con Jone, una giovane donna, dopo la morte della moglie; i manoscritti originali del 1959 mostrano varie stesure e l’intitolazione “per Jone”, evidenziando una “Prima voce” (quella del poeta) e un “Altra voce” (quella di Jone) che dialogano, spesso richiamando il ricordo doloroso e il passato. La poesia è nata poco dopo la morte della prima moglie di Ungaretti, Jeanne Dupoix e segna l’incontro con la nuova ispiratrice, Jone. È caratterizzata da un dialogo tra due voci: la prima, quella del poeta, distesa e riflessiva, e la seconda, più sommessa, che fa emergere il ricordo e il dolore (“Acri sorprese del ricordo / In una carne logora”). Si trova raccolta nel Taccuino del vecchio, una delle ultime raccolte ungarettiane, ed è una delle liriche più significative di quel periodo. La poesia rappresenta un momento di riflessione sulla vita, sulla morte e sull’amore, con l’ingresso di una nuova figura femminile che riaccende la speranza ma che convive con la memoria del passato, creando un “canto” a due voci che è un intreccio di presente e passato, gioia e dolore, vita e morte. Numerosi studiosi hanno analizzato questa poesia evidenziando la sua importanza nel percorso poetico di Ungaretti maturo.
Nel 1959, Ungaretti scrisse la celebre poesia “Per sempre”, dedicata alla moglie defunta Jeanne Dupoix, che esprime il desiderio di rivederla e di ritrovare l’intatta comunione d’amore. La moglie di Ungaretti si spense in clinica il 24 maggio 1958 in seguito a una lunga malattia. “Per sempre” fu scritta un anno dopo, il 24 maggio 1959, ed è la poesia conclusiva della raccolta Il taccuino del vecchio, pubblicata a Milano da Arnoldo Mondadori Editore per la prima volta nel 1960. Ungaretti aveva conosciuto Jeanne Dupoix a Parigi nel 1920, si erano sposati dopo pochi mesi. Un anno dopo la coppia si trasferì a Roma, spostandosi poi in periferia per risparmiare sull’affitto. Il loro fu un amore fedele e duraturo, a dispetto delle avversità. Insieme superarono difficoltà economiche e traumi familiari, tra cui la morte improvvisa del figlio Antonietto di appena nove anni, commemorata dal poeta nella struggente Giorno per giorno. Fu la voce premurosa di Jeanne a consolare Giuseppe Ungaretti nel momento più buio; i due erano uniti in un comune dolore, insieme riuscirono a non sprofondare nella disperazione. Nella presenza salvifica di Jeanne (che Ungaretti qui racchiude nella bella immagine delle “mani soccorrevoli”) si condensavano due degli attributi inscindibili da chi ama: la speranza e l’attesa. Speranza e attesa che segretamente ritornano nell’ultima poesia di Ungaretti dedicata alla moglie, celati in quella parola cifrata in grado di varcare ogni frontiera, persino quella invisibile di un presunto aldilà: “per sempre”. Il titolo della poesia riprende, significativamente, quest’ultimo verso. Quello stesso verso, “per sempre”, veniva ripetuto nella poesia dedicata al figlio Ninetto; era un presagio di eternità e, forse, la speranza più estrema e salvifica dell’amore.
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