Secchiaroli, Tazio: Mosca. Fotografia originale: 30 x 24 cm. Gelatina ai sali d’argento in stampa d’epoca: 1961. Al retro timbro a tampone “Roma Press Photo” e altro timbro a tampone “Tazio Secchiaroli”. Ben conservata.
Dopo una dura gavetta vissuta arrangiandosi come poteva (garzone, fattorino…), Tazio ricevette in regalo dalla zia una fotocamera con la quale cominciò a girare il quartiere, immortalando amici e parenti finché, finita la guerra, si rese conto che per lui essere un fotografo non era solo un modo di raccogliere qualche soldo, ma un destino irrinunciabile, e si accanì a scattare immagini per le strade di Roma finché non venne notato da un amico fotoreporter professionista, Sergio Strizzi di Publifoto, già attivo nel cinema, che lo introdusse nell’agenzia V.E.D.O. In pochi anni Secchiaroli diverrà uno dei fotografi italiani più acclamati del secolo scorso. La sua foto dello spogliarello della ballerina turca Aïché Nana (al secolo Kiash Nanah), scandalosa per il 1958 (restò con i soli slip) e scattata da Secchiaroli (che aveva già una propria agenzia, la Roma’s Press Photo) al Rugantino di Trastevere, ha fatto il giro del mondo: un’immagine densa di significati che andavano ben oltre la nudità della ballerina. Si festeggiava, infatti, quel 5 novembre, il compleanno di Olghina di Robilant, giovane regina della mondanità romana, ed era presente un bel pezzo della nobiltà capitolina, ma, soprattutto, quell’episodio fornì a Federico Fellini parecchi spunti per La dolce Vita, girato due anni dopo, oltre a segnare temporalmente la genesi della Dolce Vita reale. La Nanà si beccò due mesi con la condizionale, ma, grazie alla pubblicità dell’evento, si conquistò la presenza in una decina di non memorabili film. Per la cronaca, al Rugantino c’erano anche altri fotografi ai quali, però, fu sequestrata la pellicola, ma quella di Secchiaroli, ceduta nascostamente a un amico, si salvò. E le sue immagini divennero un successo internazionale. Sarebbe, però, sminuente ricordare Secchiaroli solo per i suoi scatti rubati. Le sue foto sui set e fuori set sono uniche, inimitabili. Tazio è lì: fotografa cercando il momento migliore, l’inquadratura più dinamica, la luce del flash alla giusta altezza e distanza. Crede nel fotogiornalismo e non nel manierismo ripetuto; ha l’intuito per la fotografia inaspettata. A Mosca nel 1961 ha l’occasione di fotografare il fisico Bruno Pontecorvo a un ricevimento alla Domkino. Nessuno era certo che lo scienziato fosse in URSS, Tazio ne ha la prova. In Italia il servizio è pubblicato da L’Europe, ma Secchiaroli sente che qualcosa della libertà democratica della nuova repubblica italiana si sta già offuscando.
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