Prezzo: euro 250
Autore: Roosevelt, Theodore
Titolo: Fotografia originale
Titolo: Roosevelt
Data Immagine: 1900
Data Stampa: 1900
Dimensione Immagine: 22,5 x 17 cm.

Roosevelt, Theodore: fotografia originale in stampa d’epoca nella quale è ritratto a mezzo busto il 26º presidente degli Stati Uniti, Premio Nobel per la pace. Il suo volto è uno dei quattro scolpiti sul monte Rushmore, assieme a quelli di George Washington, Thomas Jefferson e Abramo Lincoln. Gelatina ai sali d’argento stampata su carta al bromuro: 22,5 x 17 cm. Il cartoncino misura complessivamente 35 x 28 cm. In basso a destra, sull’emulsione, è impresso il nome dello studio fotografico americano Baker Art Gallery, situato in Columbus, Ohio, che fu in attività tra il 1862 e il 1955. Senza data ma primi anni del ‘900. In ottimo stato di conservazione.

Theodore Roosevelt Jr. (New York, 1858 – Oyster Bay, 1919) è stato il 26º presidente degli Stati Uniti d’America dal 1901 al 1909. Nel 1906 vinse il premio Nobel per la pace. Deputato repubblicano, sottosegretario alla Marina, appoggiò la guerra contro la Spagna alla quale, dopo essersi dimesso, partecipò guidando i Rough Riders, corpo di volontari a cavallo, che egli stesso aveva organizzato. Governatore dello stato di New York, combatté la corruzione, anche nel suo stesso partito, inimicandosi gli influenti capi locali repubblicani; questi ultimi, con lo scopo di allontanarlo dall’amministrazione dello stato, lo candidarono alla vicepresidenza nelle elezioni del 1900, carica prestigiosa ma sostanzialmente priva di potere. Vicepresidente, Roosevelt poté però subentrare alla presidenza nel settembre 1901, a causa dell’assassinio del presidente W. McKinley. La sua battaglia moralizzatrice contro i grandi trust e la sua energica mediazione fra i minatori e i proprietari delle miniere di carbone nel grande sciopero della fine del 1902 (primo caso di intervento del governo federale in una disputa sindacale), gli valsero un forte consenso popolare e la rielezione nel 1904. Roosevelt proseguì quindi la lotta contro le grandi concentrazioni monopolistiche, intentando numerose azioni penali contro di esse, ma non riuscendo a intaccarne il potere e a ottenere una reale riforma del sistema economico; si impegnò inoltre nell’estendere le proprietà demaniali, in modo da sottrarle allo sviluppo industriale e permettere la creazione di vaste aree protette. Convinto che la forza navale fosse la base della politica di una grande potenza, dette un grande impulso alla costruzione della flotta, facendo votare dal Congresso continui e sostanziosi aumenti delle spese militari. In politica estera riprese la dottrina Monroe, sviluppandola nel cosiddetto corollario Roosevelt: gli USA non solo avrebbero impedito un intervento europeo nel continente americano, ma avrebbero vigilato sui paesi dell’America Latina e garantito che questi adempissero ai loro obblighi internazionali. Da ciò un’azione di forte ingerenza negli affari latino-americani, poggiata sulla politica del Big Stick, che sboccò, fra l’altro, nell’acquisizione della zona del canale di Panama (1903), nell’imposizione del controllo economico statunitense sulla Repubblica Dominicana (1905) e nell’intervento a Cuba (1906). Attento alla difesa degli interessi americani in Estremo Oriente, Roosevelt fece da mediatore nei negoziati di Portsmouth (1905) che portarono alla fine della guerra tra Russia e Giappone; stipulò in seguito (1907) accordi col Giappone per limitare l’emigrazione negli USA, e per il riconoscimento delle rispettive posizioni, statunitense nelle Filippine e giapponese in Corea. In Europa, pur non venendo meno al tradizionale principio di neutralità, appoggiò diplomaticamente le potenze occidentali contro la Germania, di cui temeva la potenza navale e le tendenze aggressive. Gli ultimi anni della sua presidenza furono caratterizzati da un crescente conflitto con il Congresso, aggravatosi poi con la spaccatura del partito repubblicano fra l’ala progressista, che sosteneva la politica presidenziale, e quella conservatrice. Appoggiata la candidatura di W. H. Taft alla presidenza, ne combatté in seguito violentemente l’amministrazione, proponendo invano al partito repubblicano la sua candidatura alle elezioni del 1912 contro lo stesso Taft. Fondò allora il partito progressista e con un programma di forte intervento statale nell’economia si candidò alla presidenza. Battuto, tornò alla sua passione per le esplorazioni compiendo un lungo viaggio in Brasile. Allo scoppio della prima guerra mondiale caldeggiò l’intervento degli USA a fianco dell’Intesa, battendosi più tardi contro l’idea di W. Wilson della Società delle Nazioni.

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